Il misterioso caso del signor I.
Giorgio
- L'ultima cosa che ricordo prima di aver perso i sensi è una insegna blu luminosa attraverso il finestrino dell'auto. Non riuscivo a distinguere le lettere, sebbene sia rimasto a fissarla per molto tempo. Almeno credo..- Dissi all'ispettore L. con voce flebile.
Stavo mentendo.
La maschera di garze continuava a proteggermi dal suo acuto scrutare, ma non avrei potuto contarci a lungo. Tuttavia, a quel punto della nostra faticosa conversazione, leggevo nei suoi occhi solo compassione e comprensione, mosse chiaramente dalle terribili condizioni in cui mi avevano ridotto. Non avrebbe insistito, non oggi.
Dopo aver appuntato velocemente le ultime immagini da me rievocate, l'ispettore si alzò per raggiungere l'attaccapanni.
- Beh, signor I., - aggiunse l'ispettore L., indossando con cura il pesante montgomery - glielo chiedo ancora: non ricorda nessun dettaglio ulteriore? Un singolo, piccolo particolare può determinare una svolta nelle indagini, Si sforzi, la prego. -
- Le chiedo solo di darmi ancora del tempo ispettore, ci sono dei vuoti nella mia memoria che non sono ancora riuscito a colmare. E' già un miracolo che io possa parlare con lei in questo momento..- Avevo bisogno di tempo.
L'ispettore si rassegnò, chiudendosi nelle spalle. Ripose in tasca il blocco.
- Capisco..Per oggi è tutto allora. Passerò a trovarla domani verso le 16. Nonostante le possa suonare come una presa in giro, le devo chiedere di non allontanarsi da Roma per le prossime 24 ore. Ci sono 5 vittime nelle sue stesse condizioni che chiedono giustizia, così come credo la pretenda lei. Cerchi di riposare ora. Arrivederci -
Feci un cenno con la mano, non avevo più le forze per parlare. L'ispettore lasciò la stanza. Accolsi il rumore dei suoi passi che lo allontanavano da me come una liberazione. Mi accertai di non udire più nessun movimento prima di ricominciare a pensare. Era andato via.
Riacquistai gradualmente la calma. Avevo 24 ore per ricordare dei fatti plausibili.
Per non lasciare nulla al caso, cominciai a ricostruire attentamente ciò che era accaduto.
2.
magamerendina
Erano le cinque del pomeriggio circa quando decisi di avviarmi verso Via Ottaviano per fare una passeggiata domenicale, solo. Avevo trascorso tutta la giornata in casa per riordinare la collezione di fumetti e uscire un po’ era proprio quello di cui avevo bisogno. Da Piazzale degli Eroi, seppur non lontano, valutai di prendere comunque la macchina per guadagnare un po’ di tempo, e così feci. Mi avvicinai quanto più possibile alla meta e per mia gioia, in quanto cosa per me insolita, fui anche decisamente fortunato nel trovare un ottimo parcheggio in V.le Giulio Cesare, proprio davanti al cinema, a due passi dalla mia libreria preferita, dove infatti trascorsi almeno un’ora cercando volumi interessanti tra i vari scaffali. Da lì proseguii verso Via Ottaviano e Via Cola Di Rienzo fino all’orario di chiusura dei negozi per poi rincamminarmi verso l’auto. Fu mentre montavo in macchina per tornare verso casa che pensai che vista l’ora non sarebbe stato affatto male mangiare qualcosa fuori casa per evitare di mettermi ai fornelli e poi pulire tutto. Nel frattempo si erano già fatte le otto e mezza quindi decisi di non chiamare nessuno per avere compagnia, oramai chiunque sarebbe stato già a tavola e poi comuqnue non era il caso di invitare a cena nessuno così tardi. Sempre solo iniziai a guidare senza sapere esattamente dove andare, mi sarei fermato quando avrei visto un pub, una pizzeria o altro che avrebbe attirato la mia attenzione, intanto semplicemente guidavo, con la radio accesa, canticchiando qualche canzone, senza preoccuparmi di nulla. Fu così che capitai in quella maledetta strada chiusa, per puro caso. L’unica cosa che potevo dire per certo, era che non c’ ero mai stato prima. Mi fermai, guardai fuori dal finestrino senza riconoscere nulla. A quel punto, mi girai per vedere se avevo via libera per uscire da lì e fu proprio allora che scorsi quei due tipi un po’ sospetti. Erano in mezzo alla strada, fermi. Non sò se stessero parlando tra loro, ma di certo, stavano guardando proprio in direzione della mia macchina. Da dov’ero non avevo modo di vederli bene in volto, l’illuminazione non era delle migliori, però distinguevo chiaramente che avevano entrambi abiti scuri e sciarpa fin sopra la bocca. Rimasi lì in attesa che si spostassera, mi sembrava piuttosto strano non avessero capito la mia intenzione di uscire in retromarcia, era decisamente evidente e non potevano non essersene accorti, pensai, forse stavano guardando qualcos'altro e si sarebbero semplicemente spostati di lì a poco. Non potevo immaginare che avevano ben altro in mente.
